Mi è capitato qualche giorno fa di ricevere una newsletter, una delle tante a cui son iscritta, era un invito ad un corso di Psicodramma. Ho contattato Luisa e, le ho proposto di parlarci un po’ di lei e di questa disciplina, di questa tecnica per rimettersi in gioco. Ha accolto con piacere la mia richiesta e quindi, eccoci qui oggi ad approfondire insieme il tutto.

Fin da subito, incuriosita, ho navigato su web, ho cercato di documentarmi e approfondire l’argomento, ecco qui invece, quello che Luisa con gentilezza, caparbietà e professionalità ci racconta.

Psicodramma: tecnica, benefici e …

Chi è Luisa Ghianda?

psicodramma moreniano Luisa Ghianda

Ho cominciato la mia esperienza professionale lavorando nella moda. Intorno ai 34 anni mi sono detta: “Sono condannata a lavorare in un contesto  professionale per il quale sento, strada facendo, potrò offrire solo etica ma non passione e faticherò ad apportare la giusta energia. Ma posso rimediare: ho una antica passione, il che è un dono (avere una passione è un dono per niente scontato), posso coltivarla in modo più approfondito”.

La mia passione era l’interesse per la psicologia, studi accademici che avevo scartato, preferendovi una laurea in Lingue e Letterature Straniere, perché gli unici atenei allora attivi nel nord Italia erano quelli di Torino e Padova, sedi troppo lontane ed impegnative per una studentessa svogliata come me.

Ed infatti approdai al Centro di Psicologia e Analisi Transazionale di Milano, dove intrapresi un percorso quadriennale di  Counseling Psicosociale con indirizzo in Analisi Transazionale, diplomandomi  con la qualifica di Counsellor Professionista. Continuai altrove con un Master in selezione, formazione e sviluppo delle Risorse Umane, pensando di collocarmi all’interno di una azienda nell’area Risorse Umane.  Poi, tentai il test di psicologia alla Bicocca, ingresso a numero chiuso. Niente da fare! Delusa, certo, anche perché mi ero davvero data da fare per superare quel test.

Qualche mese prima, però, avevo partecipato ad un seminario che mi aveva decisamente entusiasmato, un seminario di psicodramma, e così il mese successivo mi iscrissi al corso quadriennale per Conduttore di gruppo con Metodi Attivi e Direttore di Psicodramma presso il Centro Studi Psicodramma di Milano. Morale, conclusi il percorso, diventando una Psicodrammatista. Qualche mese dopo mi iscrissi alla laurea in Psicologia, dove, anche grazie alle regole del nuovo ordinamento, che prevedono il riconoscimento di crediti per studi pregressi, mi laurei in 4 anni scarsi (e pure col massimo dei voti). Tutto questo per dire: mai mollare!

Oggi ho 47 anni, ho fatto di quella antica passione la mia professione, mettendo a frutto tutto il potpourri di studi. Ogni tanto la libera professione mi dà del filo da torcere, naturalmente, ma prendermi cura delle persone, poco importa se del ruolo privato o professionale (entrambi sono espressioni dell’individuo), ha dato un senso alla mia vita e questo è più che sufficiente per sopportare gli alti e bassi del mercato professionale.

Presso il mio studio svolgo percorsi di counseling individuale, di coppia, per genitori e percorsi di gruppo con metodologia psicodrammatica. Offro supporto a studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento e Bisogni Educativi Speciali (e penso che un giorno approfondirò gli studi sulla psicologia dell’età evolutiva ed invecchierò curando i bambini con disturbi  psicologici, portando lì tutta la generatività che non ho espresso attraverso la maternità). Mi occupo, poi, di formazione comportamentale in ambito aziendale, socio-educativo, sanitario, sviluppo del ruolo e di soft skills, coaching individuale e di gruppo, gestione delle dinamiche gruppali negli aspetti relazionali-emotivi-conflittuali, sviluppo di competenze psico-sociali. Metodi Attivi, Tecniche Psicodrammatiche, Analisi Transazionale, Maieutica sono alcuni dei miei strumenti, grazie ai quali propongo interventi centrati sull’autoconsapevolezza e l’emozionalità, elementi di crescita, cambiamento, potenziamento delle risorse personali verso gli aspetti della vita dove l’individuo non ha raggiunto ancora una piena espressione.

psicodramma

Cosa si intende per “Psicodramma” ?

Un incontro di due: occhi negli occhi, viso a viso. E quando sarai vicino, scambierò i tuoi occhi con i miei ed io scambierò i miei coi tuoi, cosicché io ti guarderò con i tuoi occhi e tu mi vedrai coi miei. (J.L.Moreno)

Lo Psicodramma Moreniano è un metodo psicologico di gruppo che facilita autoconsapevolezza, crescita personale, benessere emotivo, grazie ad un lavoro che predilige la messa in scena alla narrazione.

Le applicazioni dello psicodramma si riferiscono all’ambito clinico, sociale, educativo, creativo, nonché all’ambito della formazione manageriale, quando orientata ad acquisire una maggiore competenza nel gestire le relazioni interpersonali in ambito lavorativo.

La condivisione di emozioni e vissuti permette di ridimensionare il senso di inadeguatezza, solitudine interiore, amarezza, che spesso si prova in momenti critici della propria vita: non più soli, né i soli.

L’auto-espressione di fronte ad attenti testimoni è uno tra i principali perni intorno a cui ruota il lavoro psicodrammatico, momenti importanti che favoriscono uno scambio comunicativo diretto, un confronto multipolare, la nascita di relazioni intersoggettive calorose.

Il gruppo con tutto il suo potenziale è proprio il concetto chiave nella terapia moreniana: il gruppo è luogo, mezzo e agente di terapia.

E’ luogo di terapia nel senso che svolge la funzione di grembo, locus interrelazionale originario, pronto ad accogliere e proteggere i presenti.

E’ mezzo di terapia in quanto la verità soggettiva di ciascuno trova forza e fondamento, permettendo ad ognuno di individuarsi, riconoscendo al contempo la verità altrui.

E’ agente di terapia perché favorisce l’interazione sociale, le relazioni tra i membri, l’incontro inteso come relazione intima.

L’agire insieme permette, infatti, scambi fisici, sensoriali ed emotivi, trasformandosi in potenziale terapeutico, atto a ristabilire un buon funzionamento del Sé.

Il mondo interno e gli scambi relazionali prendono forma nell’azione, grazie a precise consegne registiche, atte ad attivare specifiche funzioni mentali.
La messa in scena favorisce un’espressione più libera dei conflitti e dei comportamenti inadeguati, rendendoli evidenti. In un contesto protetto e rassicurante, le persone hanno modo di avviare un dialogo costruttivo fra i diversi aspetti della propria vita, prendendo coscienza dei nodi irrisolti.
Giungendo ad un più alto livello di coscienza e di fiducia di sé, l’individuo può, così, accedere a modi maggiormente spontanei e creativi di relazionarsi a sé e agli altri, migliorando le relazioni interpersonali, sbloccando situazioni interiori ripetitive, risolvendo problemi e situazioni di crisi.

Spontaneità e creatività sono fattori chiave nell’ espansione dell’individuo e nella relazione sana con gli altri. La spontaneità, o meglio la capacità di realizzare atti creativi, è ciò che aiuta la persona a liberarsi da ruoli stereotipati, da antichi copioni esistenziali, cioè da inconsapevoli condizionamenti alienanti, per modificarli in modo consono ad un nuovo sentire. Spontaneità significa rispondere in modo adeguato alle proprie esigenze interne, facendo emergere autentiche emozioni, e alle esigenze dell’ambiente senza distorcerne le richieste. La spontaneità è la forza propulsiva dell’agire umano, in quanto risponde al bisogno di conoscenza, di esplorazione, di trasformazione della realtà. Essa è il prerequisito della creatività, la capacità di dar vita a risposte adeguate in relazione a situazioni nuove o vecchie. Spontaneità e creatività congiunte muovono l’individuo all’insight (comprensione improvvisa e subitanea della strategia utile ad arrivare alla soluzione di un problema o della soluzione stessa) , consentendogli di vivere in modo rispettoso della propria natura.

Luisa Ghianda

A chi si rivolge e quali sono i benefici che offre?

Si rivolge a tutti coloro che desiderano approfondire la ricerca di sé, la conoscenza delle proprie dinamiche interiori, che vogliono trovare nuove opzioni comportamentali alle proprie difficoltà, che vogliono dare voce alle proprie emozioni, che desiderano stare con un gruppo di persone in intimità, ascoltandole e facendosi ascoltare.

Il raccontarsi funge da agente relazionale in quanto crea confidenza, intimità, appartenenza al gruppo. Ogni partecipante si dona all’altro tramite l’estroiezione del proprio mondo interiore, una comunicazione intima caratterizzata dall’abbassamento di resistenze e barriere.

Il lavoro terapeutico sulle emozioni apre l’individuo a nuove strade percorribili aiutandolo ad abbandonare modalità comportamentali cristallizzate e fallimentari, per aprirsi ad atti liberi da condizionamenti. L’atto creativo per eccellenza è il cambiamento di sé.

Il cambiamento consiste proprio nella trasformazione di qualcosa vissuto come inadeguato, fonte di ansia e angoscia.

Hai fatto delle tue passioni il tuo lavoro, tieni corsi di Psicodramma in Brianza, dove ti possiamo trovare?

“Domenica con lo Psicodramma” è il primo dei laboratori pomeridiani di psicodramma del 2016 presso il mio studio in Brianza.
I laboratori, aperti a tutti coloro che desiderano partecipare, avranno vita propria, nel senso che in ognuno di essi verrà sviluppata una tematica, secondo quanto emergerà dai bisogni dei partecipanti.
Ogni laboratorio mirerà a fornire le coordinate per attivare processi di crescita, equilibrio e consapevolezza interiore. Puoi scoprire molto altro su di me, sui seminari attraverso il mio sito web, ti aspetto!

Una tua frase, slogan, pensiero positivo?

Un passo dopo l’altro continuare a danzare, continuando a cercare il modo adeguato per prendersi cura di sé.

Ringrazio di cuore Luisa, per la sua semplicità e professionalità, ma soprattutto, per tutte le informazioni che ci ha dato. La passione traspare nelle sue parole che, sono arrivate dritte al mio cure e spero anche al tuo 🙂 E ringrazio anche Te, per il tempo e l’attenzione che hai dedicato alla lettura di questo articolo e … lo so, che come me ti sei soffermata più volte a riflettere sul tuo essere.

Grazie

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15 Comments on Psicodramma: Luisa Ghianda ci spiega cos’è.

  1. Post davvero molto interessante come sempre cara myserendipity! Ne parlavo tempo fa con un ‘amica che si occupa di adolescenti problematici e mi raccontava di aver assistito a delle sedute di psicodramma e di esserne rimasta davvero colpita e impressionata positivamente!

    • MammaYoga buongiorno 🙂 Che belli tutti questi feedback! Allora facciamo che cerco di concedermi il tempo di una prova di Psicodramma e poi vi faccio sapere come è andata? 🙂

  2. Usavano lo psicodramma in equipe quando lavoravo in un centro diurno. Ci aiutava a gestire i casi più difficili. È utilissimo.
    Mi ha insegnato ad osservare i problemi da un’altra prospettiva e a gestire lo stress.

    • Silvia, hai proprio centrato il punto, il concetto di osservare i problemi da un’altra prospettiva, di solito quella dell’interlocutore, o del contro-ruolo (direbbe Moreno, l’ideatore del metodo) è uno dei preziosi punti di forza della metodologia psicodrammatica.

      La tecnica dell’INVERSIONE DI RUOLO è quella procedura che consiste proprio nell’entrare nei panni del “controruolo”, cioè della persona/e altra da noi coinvolta nel contesto problematico/conflittuale, al fine di percepirne eventi, emozioni, pensieri.
      La funzione di questa tecnica è quella di favorire il decentramento percettivo, aiutando il superamento dell’egocentrismo cognitivo ed affettivo, da cui deriva il benessere psicologico.
      Tale esperienza risulta occasione per analizzare il controruolo (l’altro da noi), cioè apprendere il suo punto di vista rispetto alla questione oggetto di indagine, ma anche per avere una visione del nostro ruolo (noi stessi) attraverso gli occhi altrui, ovvero indagare l’effetto che facciamo sul nostro interlocutore, l’effetto dei nostri comportamenti sul contro-ruolo.
      Tale processo consente di prendere coscienza dei ruoli, delle modalità, dei comportamenti che di solito agiamo con minima consapevolezza, sperimentando il senso profondo delle nostre azioni.
      La ricchezza di questa tecnica scaturisce proprio dalla capacità di acquisire punti di vista diversi della propria realtà interna ed esterna.
      I nuovi apprendimenti portano a ristrutturare la relazione con l’altro, grazie ad una visione più ampia della situazione, che va ad integrarsi con la propria.

    • Ciao Silvia! Il tuo feedback mi dice che, devo assolutamente concedermi il piacere di provare i benefici dello Psicodramma! Grazie per essere passata di qui e un abbraccio forte forte

  3. Una mia cara amica psicoterapeuta mi ha sempre parlato con toni di entusiasmo dello psicodramma dove credo sia davvero fondamentale l’empatia. Io, con formazione socio-pedagogica, ti dirò che ne sono attratta. Approfondiró! Sarebbe utilissimo nelle scuole!

    • Ciao Oltrechemamma, grazie per essere passata da qui! Credo che tu e Luisa abbiate davvero molte cose in comune, sui cui potreste confrontarvi e chissà, da cosa nasce cosa, non credi? 😉

    • Sono d’accordo e mi viene in mente che, sempre di derivazione psicodrammatica, molto utile sarebbe fare una SOCIOMETRIA nel gruppo classe.
      La sociometria utilizza l’azione per rendere evidenti e percepibili le interiorizzazioni del mondo interno, oppure per rendere evidenti le relazioni esistenti all’interno di un gruppo.

      Nel primo caso è chiamata SOCIOMETRIA PERSONALE ed aiuta ad indagare aspetti intimi di sé o la relazione tra parti di sé, favorendo l’ordine in una situazione interna vissuta in modo confuso e complesso. Sostanzialmente è uno strumento d’analisi del mondo interno di un individuo che, posto all’esterno, può essere trasformato e ristrutturato per ritornare alla persona con una consapevolezza nuova.

      Nel secondo caso, ed è quello a cui sto pensando per il gruppo classe, la SOCIOMETRIA DI GRUPPO risulta uno strumento facilitante una maggior coscienza sociale, rivelandosi molto utile ad esempio per creare coesione tra gli alunni o per lasciar emergere conflitti latenti e poterci poi lavorare, rendendoli così preziosi campanelli di allarme capaci di mettere in evidenza relazioni disfunzionali che necessitano una trasformazione.

      Trattasi in tal caso di un sistema di misurazione della relazione sociale, che permette di evidenziare il grado di attrazione o repulsione tra i membri del gruppo e di far circolare tra gli stessi una corrente emozionale immediata.
      Grazie all’esperienza sociometrica è possibile verificare il grado di coesione del gruppo, nonché i legami e le identificazioni tra i membri.
      I partecipanti vedono la propria collocazione all’interno del gruppo e ne verificano il cambiamento nel tempo.
      Dalla mia esperienza, il riscontro del gruppo promosso da interventi sociometrici promuove benessere, soprattutto perchè permette il superamento dell’autopercezione stereotipata.

  4. Certamente. Considera i benefici di un lavoro del genere in ambito formativo, pensando, ad esempio, ad un team building, ma attenzione a maneggiare lo strumento con cura, ai rischi, ai possibili risvolti problematici nel gruppo di lavoro.

    La sociometria può misurare la repulsione-attrazione-indifferenza tra le persone all’interno del gruppo di lavoro, con l’obiettivo di comprenderne le dinamiche relazionali disfunzionali (poca coesione, poca collaborazione, alta competitività, ecc.), al fine di cambiare le cose, soprattutto se si è obbligati alla convivenza, come avviene sul posto di lavoro.
    L’elaborazione permette una possibilità di cambiamento. Ma naturalmente, svelando dinamiche disfunzionali/conflittuali latenti, crea anche un possibile spaesamento, che va inevitabilmente gestito.

    Nei vari gruppi le persone hanno la tendenza a comportarsi in modo simile a come avviene nel gruppo primario (famiglia). Il gruppo evoca il gruppo primario.

    Con le attività sociometriche è possibile misurare un individuo in relazione al gruppo di lavoro o le relazioni tra le persone all’interno del gruppo di lavoro

    Grazie alla sociometria di gruppo, il formatore verifica il grado di coesione del gruppo, i legami e le identificazioni tra i membri.
    Nei gruppi si possono evidenziare reti emozionali e interpersonali ricche oppure povere.
    Le prime sono dovute al tele positivo, che sviluppa coesione e stabilità, le seconde sono dovute al tele negativo e a relazioni transferali, che allontanano e dividono.

    Il tele è, quindi, una tensione reciproca, un sentimento positivo o negativo (armonia o attrito) tra due persone, o indifferenza.
    È la struttura primaria della comunicazione emozionale e relazione interpersonale.
    E’ qualcosa di originario nell’uomo che lo rende capace e bisognoso di relazioni sociali.
    E’ il risultato di una modalità innata, ma non automatica di rapportarsi fra esseri umani.

    Il tele positivo è il principale elemento che tiene unito il gruppo e favorisce l’incontro tra persone (incontro nel senso di relazione intima dove, grazie a una sentita vicinanza, l’uno saprà guardare l’altro con gli occhi dell’altro). E’ il principale strumento del progresso terapeutico, ma anche del progresso di un gruppo di lavoro.

    Nel gruppo di psicodramma il direttore è attento a cogliere le forze di attrazione presenti nel gruppo per svilupparle e potenziarle nel tempo, dal momento che è proprio la dinamica di tele (positivo o negativo) fra tutti i membri del gruppo a costituirne il successo/la riuscita/l’appartenenza tra membri (nel caso di tele positivo) o l’insuccesso (nel caso di tele negativo).

    Sviluppare relazioni teliche significa dare forma a un gruppo che sia in grado di vivere al suo interno relazioni non proiettive o transferali, ma il più possibile spontanee e appropriate al presente, al qui ed ora, alle richieste dell’ambiente nel caso del gruppo di lavoro.
    Il tele positivo sviluppa coesione e stabilità, in opposizione al transfert che invece divide.

    Il transfert, te lo ricordo, ma lo saprai certamente, è un processo inconscio che trasferisce emozioni, desideri, aspetti conflittuali del passato su una figura o una situazione del presente; è la proiezione sull’altro dei propri vissuti interni. Questo avviene anche in un gruppo di lavoro (esempio: quel tal collega mi sta sulle scatole perchè magari inconsciamente mi ricorda un ex-capo che mi ha dato del filo da torcere).

    Con le parole di Moreno: «il transfert divide, l’empatia percepisce, il tele integra.».

  5. Grazie mille, la tua una vera lezione. Di sapienza, di umiltà. Spero di incrociarti ancora ed intanto immagazzino per bene le tue preziose parole e cerco di farle mie, per quanto la tecnica del maestro sia sempre indiscutibile?

  6. Ciao a tutte voi!
    Sono un medico nutrizionista, e vorrei spendere due parole sulle emozioni e sugli effetti che la partecipazione allo psicodramma mi ha suscitato..
    Premesso che ho partecipato a due incontri con Luisa ( ghianda), molto belli e utili sia sul piano umano ( di crescita personale) che professionale ( visto che fare il medico comporta un costante coinvolgimento empatico con l’altro..) In seguito a questa esperienza, ho deciso di approfondire la metodica, partecipando ad un corso di sei mesi sull’uso dello psicodramma, rivolto a terapeuti ( nel gruppo erano tutti psicologi; organizzato dall’area G di Milano )..ebbene l’esperienza è stata estremamente positiva e io sono cresciuta molto, sia come persona ( nel senso che “funziono meglio” a livello personale..che come medico ( ossia agisco con + efficacia e consapevolezza)..
    Tutto questo per dirvi che val la pena di provarci e di “mettersi in gioco”..anzi “in scena”!

    Saluti a tutti e Buon inizio d’anno!!

    E.Rosella

    • Ciao! Grazie per essere passata di qui e aver lasciato traccia della tua esperienza! Condivido il tuo pensiero. Scavare dentro se stessi per migliorarsi, per scoprirsi, per vivere serenamente questa vita, è decisamente una scelta 🙂

  7. Credo fortemente nel valore della relazione, nella condivisione di esperienze, nella cultura della responsabilità personale, nell’importanza di sviluppare al massimo le potenzialità personali.
    Ritengo che una maggior consapevolezza dei propri comportamenti e delle proprie reazioni emotive apra ad una partecipazione responsabile alla vita e alle relazioni.
    Sono convinta che in ognuno di noi ci sia una grande possibilità di cambiamento, di evoluzione, di espressione completa di sé.
    Ritengo sia possibile superare la sofferenza interiore, laddove ci sia sincera motivazione a curare le proprie ferite.
    Credo nell’integrazione delle conoscenze, cosicché considero la mia preparazione work in progress. Sono impegnata in una ricerca in direzione di una maggiore integrazione tra mente e corpo, tra spirito e materia, alla scoperta del potenziale energetico di cui disponiamo e che conosciamo solo in minima parte.

    Sono riconoscente a tutti coloro che hanno scelto di condividere con me un pezzetto del loro cammino, personale o professionale, perché hanno contribuito alla mia crescita come essere umano, anche questo processo che non considero esaurito, alimentando la passione per ciò a cui mi dedico.

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